Revisione della professione di accompagnatore turistico

Revisione della professione di accompagnatore turistico

Si informano gli iscritti e la categoria tutta che, mercoledì 4 marzo us, si è svolto un incontro online di confronto tra le rappresentanze di categoria ed il Ministero del turismo sul tema della disciplina nazionale della figura dell’accompagnatore turistico, alla luce delle criticità emerse nel quadro normativo regionale e delle recenti evoluzioni giurisprudenziali.

Il Ministero del Turismo ha illustrato un’ipotesi di intervento normativo statale volto a superare l’attuale frammentazione territoriale e a garantire certezza giuridica e omogeneità di esercizio della professione sull’intero territorio nazionale. Il Ministero ha rilevato che l’attuale situazione regionale risulta disomogenea e non più sostenibile tanto da rendersi necessario un intervento statale che definisca in modo chiaro l’attività dell’accompagnatore turistico, distinguendola nettamente da quella della guida turistica;

L’orientamento iniziale illustrato dal Mitur prevedeva una disciplina nazionale essenzialmente di liberalizzazione della professione, finalizzata a garantire la libertà di esercizio su tutto il territorio nazionale, ad evitare l’introduzione di una nuova professione rigidamente regolamentata, in considerazione del contesto europeo, e a valutare l’eventuale istituzione di un elenco a carattere ricognitivo e non costitutivo.

Federagit ha espresso con particolare chiarezza una posizione articolata e strutturata, sin dall’inizio della discussione e poi nel corso di tutta la riunione.

Di particolare rilievo gli interventi della Presidente Caramello, che ha ribadito con forza che:

  • la figura dell’accompagnatore turistico è storicamente riconosciuta e non costituisce una “nuova professione”;
  • il mantenimento di una regolamentazione, seppur “snella”, è essenziale per garantire sicurezza, qualità e responsabilità;
  • una liberalizzazione indiscriminata rischierebbe di abbassare la qualità del prodotto turistico italiano, generando confusione, concorrenza sleale e danni reputazionali;
  • è necessario preservare e valorizzare la professionalità esistente: l’esperienza maturata nel tempo, i percorsi formativi seguiti e le abilitazioni conseguite da migliaia di professionisti non possono essere vanificate;
  • la professione di accompagnatore turistico non può essere considerata residuale o meramente esecutiva, ma svolge un ruolo centrale nell’organizzazione e nella conduzione dei viaggi organizzati, rappresentando spesso il principale punto di riferimento del viaggiatore, in Italia e all’estero, con responsabilità che coinvolgono il coordinamento dei servizi, l’assistenza continua alle persone del gruppo, la sicurezza, la gestione delle criticità e delle emergenze, nei rapporti con operatori turistici, istituzioni e territori.

La Presidente ha inoltre sottolineato la necessità di evitare soluzioni che creino professionisti di “serie A” e “serie B”, riaffermando il principio di equità e di riconoscimento per chi è già abilitato.

In chiusura dei lavori, il Ministero del Turismo ha dichiarato di prendere atto:

  • di un orientamento ampiamente maggioritario contrario alla liberalizzazione della professione e a favore di una regolamentazione che riconosca la specificità, la responsabilità e la complessità del ruolo dell’accompagnatore turistico;
  • della necessità di una definizione nazionale chiara e puntuale della professione ben distinta e non sovrapponibile rispetto alla figura della guida turistica;
  • dell’esigenza di percorsi formativi ed esami abilitativi, tendenzialmente gestiti a livello regionale sulla base di criteri nazionali comuni;
  • dell’opportunità di un elenco nazionale che consenta trasparenza, riconoscibilità professionale e contrasto all’abusivismo, del tipo di quello per le guide turistiche.

Le rappresentanze sono state invitate dal Ministero a fornire contributi scritti, proposte e definizioni utili alla stesura del futuro intervento normativo.

È stato infine confermato che il confronto proseguirà e che i contributi delle organizzazioni saranno attentamente valutati nella fase di elaborazione della disciplina.

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